Salute

Presto una cura per l’Alzheimer? Scoperto che cosa provoca la malattia

Uno studio italo-inglese suggerisce interessanti soluzioni per la malattia che causa perdita di memoria.

Vi sono interessanti novità in merito all’Alzheimer, considerata come una delle malattie più spietate che possano colpire una persona. Come sappiamo, va a colpire le persone anziane e causa un assoluto blackout della mente che, spesso, porta anche a non riconoscere più i familiari.

Le piacevoli novità arrivano da uno studio effettuato da Marcello D’Amelio dell’Università Campus Bio Medico di Roma, e da due ricercatori italiani dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito.

Gli scienziati hanno scoperto per la prima volta il ruolo chiave di questa malattia e come si manifesta. Finisce sotto l’attenzione degli esperti una  particolare regione del cervello, l’area tegumentale-ventrale. Quando questa zona funziona poco, potrebbero esserci malfunzionamenti importanti, che colpiscono il centro della memoria e quindi la capacità di apprendere e ricordare.

L’area tegumentale-ventrale si occupa, nello specifico di rilasciare la dopamina, una molecola fondamentale per il cervello.

Che cosa rivela di nuovo lo studio in merito all’Alzheimer

La ricerca, e nello specifico il suo risultato, potrebbe dare un segnale importante per la diagnosi e le cure di questa patologia.

Come spiegato dall’autrice dello studio Annalena Venneri, dello Sheffield Institute for Translational Neuroscience, la scoperta ha del potenziale. Bisognerebbe quindi osservare con attenzione l’andamento di una piccola area di cellule del cervello, così da fare la differenza. Si arriverà così alla diagnosi precoce dell’Alzheimer?

E’ certo che questo sia il primo vero studio al mondo capace di dimostrare questi risultati, utili per avviare ora un attento piano d’azione. Per i ricercatori ora è possibile conoscere quali sono i dettagli molecolari della mancata comunicazione tra le cellule nervose che causa la perdita di memoria. La già citata dopamina ha un ruolo essenziale nella regolazione del movimento e delle risposte emotive.

Ecco perché i risultati dello studio, già pubblicati sul Journal of Alzheimer’s Disease, potrebbero rappresentare una vera rivoluzione nell’individuare i primi segnali del morbo.

Che cosa potrebbe cambiare nel futuro

L’Alzheimer colpisce oltre 600mila persone in Italia, ma il dato allarmante è su scala mondiale, con 47 milioni di persone malata. E il dato è destinato a triplicarsi entro il 2050. In un immediato futuro si possono così cambiare le scansioni cerebrali interpretate, oltre alla modifica di differenti test per la memoria.

La malattia, che è la più comune causa di demenza, è un processo degenerativo che distrugge in modo progressivo le cellule del cervello. A descriverla per la prima volta è stato Alois Alzheimer, neurologo tedesco che ne ha riconosciuto nel 1907 i sintomi e gli aspetti neuropatologici.

Al momento non vi è nessuna prova sicura che racconti il profilo delle persone a rischio di contrarre la malattia. Pare però che chi ha un alto livello di istruzione sia meno esposto al rischio di ammalarsi.

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Salvatore

Appassionato di nuove tecnologie, adora lo sport a 360 gradi, dal calcio al basket, dalla scherma al golf. Amante della buona cucina, specialmente se mediterranea, considera viaggiare una delle più belle esperienze di vita, perché lo arricchisce dal punto di vista culturale.

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