Salute

Isoprenalina: per combattere difficoltà respiratorie e altri utilizzi

L’isoprenalina è un betastimolante che deriva dall’adrenalina, con la quale condivide la maggior parte delle proprietà. Essa si caratterizza per un notevole potere vasodilatatore, e proprio per questo motivo viene adoperata per combattere le difficoltà respiratorie: serve, infatti, a dilatare le vie aeree e in questo modo agevola il passaggio dell’aria. L’isoprenalina riproduce diverse azioni del sistema nervoso vegetativo simpatico e viene utilizzata in qualità di decongestionante in caso di malattie polmonari come gli enfisemi, le bronchiti croniche e l’asma. C’è da tener presente che, qualora venga assunta tramite aerosol, per via parenterale o per via sublinguale, nel momento in cui la sua somministrazione viene interrotta si può verificare un peggioramento dei disturbi. In questo periodo l’isoprenalina è molto richiesta, come si può facilmente immaginare: vi si ricorre, infatti, allo scopo di contrastare le difficoltà respiratorie che rappresentano uno dei sintomi più comuni della sindrome da coronavirus.

Che cosa serve sapere sull’isoprenalina

L’isoprenalina svolge un’azione inotropa positiva nei confronti del cuore, dal momento che innalza la sua contrattilità muscolare: per questa ragione essa è adoperata per il trattamento di urgenza del cosiddetto blocco atrioventricolare, che comporta un rallentamento anomalo delle pulsazioni del cuore. Gli effetti indesiderati sono costituiti da allergia acuta, rapida diminuzione della pressione arteriosa o irregolarità cardiache: è per questo motivo che l’utilizzo dell’isoprenalina per via endovenosa è consentito solo in un reparto di rianimazione sotto la supervisione di uno specialista e con monitoraggio costante.

Il dosaggio e le controindicazioni

Per l’isoprenalina dosaggio e quantità devono essere decisi dallo specialista di riferimento: in genere, comunque, è consigliata la somministrazione della dose più bassa possibile. A mano a mano si può aumentare in modo graduale la velocità di somministrazione, ma sempre tenendo il soggetto monitorato. Nota anche con il nome di isoproterenolo, l’isoprenalina è disponibile in fiale e in genere viene somministrata in bolo o per infusione endovenosa. In questo secondo caso si utilizza una diluizione di 1:5000, vale a dire 5 ml in soluzione glucosata al 5% per 500 ml. L’iniezione intracardiaca è prevista unicamente in presenza di emergenze di particolare gravità. La terapia sottocutanea e quella per via intramuscolare sono ammesse invece per situazioni cliniche in cui non è necessario un effetto immediato. Per quel che riguarda le controindicazioni, l’isoproterenolo non dovrebbe essere somministrato ai soggetti di cui è nota l’ipersensibilità al principio attivo, ai pazienti che soffrono di tachicardia e a chi patisce un’insufficienza coronarica per sindrome coronarica acuta o angina pectoris. Il farmaco è controindicato anche in caso di aritmie ventricolari che presuppongono una terapia inotropa o di blocco cardiaco.

Che cosa succede quando si inietta l’isoprenalina

Nel momento in cui l’isoproterenolo viene iniettato per via endovenosa, si verifica un incremento della necessità di ossigeno per il miocardio. Al tempo stesso si riduce la perfusione coronarica, ed è per questo motivo che si possono verificare delle conseguenze gravi in presenza di ischemia miocardica o di insufficienza cardiaca. Quasi tutti gli esperti sono concordi nel ritenere che questo farmaco non dovrebbe essere impiegato per il trattamento iniziale dello shock cardiogeno in seguito ad un infarto miocardico. L’iniezione di isoproterenolo cloridrato, in ogni caso, è in grado di garantire effetti positivi a livello metabolico e dal punto di vista emodinamico se l’uso di altri agenti ha consentito un miglioramento dell’ipotensione arteriosa. È importante che l’isoprenalina non venga somministrata insieme con l’adrenalina, dal momento che tutti e due i farmaci svolgono un’azione stimolante per il cuore; di conseguenza dai loro effetti combinati possono derivare aritmie molto gravi. Ciò non toglie che sia possibile una somministrazione in successione, a condizione che fra una dose e quella seguente venga lasciato un intervallo appropriato.

I consigli di utilizzo dell’isoprenalina

L’isoprenalina non dovrebbe essere impiegata con gli antidepressivi triciclici o con gli inibitori delle monoaminoossidasi: si tratta, infatti, di categorie di farmaci che hanno l’effetto di amplificare l’azione dell’isoprotenerolo. Quest’ultimo richiede una certa cautela anche nell’eventualità in cui il paziente sia stato sottoposto a un trattamento a base di alotano o di altri anestetici inalatori in grado di rendere il miocardio più sensibile alle conseguenze dei farmaci simpaticomimetiche. La forma iniettabile dell’isoproterenolo è ritenuta appropriata per il trattamento di varie situazioni di blocco atrioventricolare come la sindrome di Morgagni-Adams-Stokes e tutte quelle circostanze che non impongono l’uso di un pacemaker esterno né il ricorso ad uno shock elettrico.

Gli usi clinici del farmaco

L’isoprenalina, inoltre, può essere usata per fornire un sollievo ai sintomi causati da vari disturbi respiratori complicati dal broncospasmo, dalla bronchite cronica ostruttiva, dagli enfisemi e dall’asma bronchiale, in forma di soluzione per aerosolterapia. Anche in anestesia si può fare riferimento a questo farmaco per il controllo del broncospasmo e del laringospasmo. Esso, infine, è il farmaco più cronotropo in assoluto tra tutte le catecolamine.

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