Salute

Il cervello femminile è più reattivo di quello maschile: lo dice una ricerca

I ricercatori americani fanno notare le differenze a livello cerebrale partendo dalla perfusione sanguigna.

Le donne e gli uomini non sono uguali, neppure a livello mentale. A dirlo è una ricerca che è stata svolta presso la Amen Clinics di Newport Beach, in California. Qui è stato notato, dopo una serie di analisi, che il lavoro mentale delle donne è più attivo rispetto a quello dei maschietti.

I ricercatori hanno chiamato in causa ben 46.034 immagini, prodotte per mezzo della tomografia computerizzata. In questo modo hanno potuto dimostrare quali sono le differenze tra i due sessi a livello cerebrale. Si è così partiti dalla perfusione sanguigna, per capire quale sia il flusso di sangue nel cervello di uomini e donne.

Durante l’analisi sono state considerate ben 128 regioni del cervello, molto anche a riposo, considerando anche pazienti con condizioni psichiatriche di varia entità. Alcuni, infatti avevano subito traumi cerebrali, altri soffrivano di disturbi bipolari, schizofrenia e disturbi psicotici o di deficit.

Che cosa ha rivelato la ricerca americana

Il cervello femminile è risultato essere più tante aree rispetto a quello maschile. In particolare è la corteccia pre-frontale a stupire, quella che è legata al controllo degli impulsi. Non sono però da meno le aree limbiche o emotive, legate quindi all’umore e all’ansia. I maschietti primeggiano sui centri visivi e nel caso di coordinamento del cervello.

Ma questa ricerca non è stata fatta unicamente per sminuire la potenza mentale degli uomini, ma bensì per notare come i disturbi cerebrali possano influenzare i due sessi.

In linea generale, le donne hanno un tasso più alto di Alzheimer e depressione. Gli uomini invece hanno un tasso più elevato sui problemi correlati alla condotta.

Speranze future sulla cura per l’Alzheimer?

Il dottor George Perry, che è il redattore capo del Journal of Alzheimer’s Disease, che si è impegnato a pubblicare lo studio, ha commentato i risultati della ricerca. Inutile negare che la possibilità di definire con precisione le basi fisiologiche, ma anche quelle strutturali delle differenze di genere, aiuterà a scoprire nuovi capitoli legati all’Alzheimer.

Non a caso, in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer, questa ricerca ha potuto così aprire nuove buone speranze in merito alla malattia.

E chissà che questa patologia imprevedibile e invalidante, non possa finalmente iniziare a venir domata dalla scienza.

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Alessandra

Web writer nata e cresciuta a Bologna, tra tortellini e canzoni di Lucio Dalla e Gianni Morandi. Studentessa di Lettere Moderne con la passione per la scrittura.

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